dal libro "ROMA ARCHEOLOGICA" II ed., ADN Kronos libri - Roma 2005

NINFEO DI VIA DEGLI ANNIBALDI

Nel 1895, durante l'apertura di via degli Annibaldi, alla profondità di sei metri si rinvenne parte di un ninfeo, probabilmente in origine a pianta basilicale, tagliato dalla strada. Si conserva una porzione dell'abside semicircolare con una vasca profonda m 1,45, posta nella parte inferiore e originariamente rivestita di lastre marmoree. La copertura dell'edificio era forse in origine a semicupola. L'esedra, realizzata con muratura in opera reticolata, è stata inglobata in una fondazione in conglomerato cementizio, nella quale sono visibili le tracce, in negativo, lasciate dalle travature lignee che sostenevano la terra. Tale muratura, che taglia il ninfeo nel senso del diametro, fu innalzata quando il ninfeo era stato già interrato, probabilmente dopo l'incendio del 64 d.C.: la fondazione, infatti, è stata attribuita all'epoca neroniana (da alcuni alla Domus Aurea). Successivamente sembra che il ninfeo sia stato scavato nuovamente e alla muratura in cementizio sia stato addossato un muro in laterizio con due riseghe. La parete dell'abside è divisa in due ordini da una cornice (costituita da file parallele di conchiglie e da una fascia con pietra pomice) ornata da scaglie di marmo e da frammenti vitrei raffiguranti corazze, cornucopie e bucrani (attualmente rimane solo un frammento marrone). Nella sezione inferiore vi sono quattro nicchie (originariamente nove), inquadrate da lesene costituite da due superfici di intonaco: uno bianco, delimitato da una fila di conchiglie, è ornato da lastrine irregolari di marmo e da schegge di vetro sagomate a forma di losanghe e di scudi; l'altro più esterno, di colore rossiccio, nel quale sono inserite conchiglie. I capitelli sono ornati da altre conchiglie, al centro vi è una valva di mytilus.

Le nicchie, rivestite nella parte interna di pietra pomice e di conchiglie più grandi (ostrea), presentano ai lati un intonaco giallo cosparso di impronte lasciate da lastrine di marmo di varia forma (elmi, corazze, cornucopie). La parte superiore dell'esedra è scandita ugualmente da lesene (simili a quelle della zona inferiore), ma ornata da scudi tondi costituiti da otto cornici concentriche di diversa larghezza, alternativamente di intonaco arancio e bianco. Ogni singola fascia è campita da conchiglie, schegge di vetro e frammenti marmorei. Lo spazio di risulta compreso tra gli scudi e le lesene è decorato da frammenti di vetro: quelli superstiti sono di vetro turchese venato di blu scuro e giallo. L'ornamentazione della parete curvilinea dell'esedra viene conclusa in alto da una fascia delimitata da file di conchiglie e una di tessere di blu egiziano. I frammenti decorativi interni alla fascia sono sagomati a forma di cornucopie, oggetti trilobati, dischi, corazze e altre forme. Le strutture che, dall'analisi delle murature e della decorazione di gusto assai raffinato, vengono datate verso la fine dell'età repubblicana (50 a.C.) o da altri all'età augustea, appartengono probabilmente a una ricca dimora (una delle numerose esistenti sulle pendici del Colle Oppio di proprietà dell'aristocrazia repubblicana), mentre in passato sono state erroneamente attribuite alla Domus Aurea. Tra gli oggetti recuperati durante gli scavi (paste vitree, schegge di marmo, frammenti di statue) si ricorda il rinvenimento di alcune cannule di bronzo indispensabili per il getto dell'acqua.

Paola Chini