dal libro "ROMA ARCHEOLOGICA" II ed., ADN Kronos libri - Roma 2005

VILLA DI LUCIO VERO

In località Acquatraversa, all'interno del parco di Villa Manzoni, al km 8 della via Cassia, sono visibili le strutture da identificare con i resti della villa di Lucio Vero, imperatore con Marco Aurelio dal 161 al 169 d.C. La sontuosa residenza imperiale, magnificata nelle fonti antiche (Historia Augusta), era ubicata al V miglio della via Clodia, il cui tracciato seguiva sulla sponda sinistra il Fosso dell'Acquatraversa. Essa doveva disporsi scenograficamente su terrazze: possono suggerirne l'effetto alcuni disegni del 1547 di Antonio Morillonio conservati a Eton; un'ulteriore conferma all'identificazione del sito è data, oltre che dall'imponenza dei ruderi, dai materiali architettonici e scultorei rinvenuti nel corso degli scavi intrapresi a partire dal XVII secolo. 

La villa, sorta sul sito di un precedente impianto tardo repubblicano (I secolo a.C.), raggiunge un particolare splendore nel II secolo d. C. con l'intervento di Lucio Vero. Dell'impianto tardo repubblicano rimane visibile un muro in opera incerta e una cisterna a cunicoli, dalla pianta piuttosto articolata, già ampliato nell'ambito del I secolo d.C. con la costruzione di un'altra cisterna a due navate, posta a un livello più alto in prossimità di quella a cunicoli, e di una vasca, entrambe in opera cementizia a scaglie di selce. Al periodo di Lucio Vero apparterrebbero il muro di sostruzione della villa, "frammenti di ricchissimi pavimenti intarsiati con smalti vitrei colorati e di osso" rinvenuti nel 1879, ambienti con pavimenti in mosaico, scoperti durante i lavori per la costruzione della villa moderna, e una vasta sala con tracce di pavimento in opus sectile, individuata nelle indagini effettuate nel 1988. Nel muro di sostruzione, di cui rimane visibile il settore occidentale, si riconoscono due fasi di costruzione: la parte corrispondente al massimo avvallamento del terreno, quindi la più alta, venne coperta e rafforzata da un'ulteriore struttura a nicchie più grandi molto profonde, inquadrate da pilastri a base rettangolare, non in asse con quelle retrostanti. Il primo muro di sostruzione è in opera laterizia con mattoni gialli e rossi, quello più recente è in blocchetti di tufo con ricorsi di mattoni. In entrambe le fasi sono presenti alcuni fori di drenaggio grosso modo lungo l'asse centrale delle nicchie, mentre, alla base della terza nicchia da ovest, si trova lo sbocco di una canaletta fognante rimasta in funzione anche dopo la costruzione del secondo muro; nella quarta nicchia è stata ricavata una fornace. Pilastri a base quadrata in opera laterizia si dispongono, a distanze regolari, a m 2,50 dal muro di sostruzione.

Carmelo Calci