dal libro "ROMA ARCHEOLOGICA" II ed., ADN Kronos libri - Roma 2005

PORTUS

L'insediamento di Portus coincide in gran parte con il Porto di Traiano; infatti solo dopo la realizzazione di quest'ultimo sorsero edifici di una certa rilevanza, disposti soprattutto lungo il lato nord-ovest del bacino dove, già all'epoca di Claudio, dovevano esistere edifici a carattere residenziale, come sembrano testimoniare le fistulae plumbee rinvenute nel corso di vecchi scavi e recanti il nome di Messalina. Lungo tale versante rimangono i resti del cd. Palazzo imperiale o "Palazzo delle cento colonne", realizzato forse in età adrianea e probabile residenza del responsabile dell'impianto portuale nonché dell'imperatore e dei membri della famiglia imperiale durante i loro soggiorni a Porto. Alcune terme e un teatro erano tra gli edifici che facevano parte del palazzo. Ancora nell'area del porto sorgevano abitazioni ed edifici di culto, uno dei quali dedicato a Bacco, ma, disposti lungo tutti i lati del bacino, vi erano soprattutto magazzini per lo stoccaggio delle merci che venivano in seguito inviate a Roma. Nel corso del II secolo d.C. l'insediamento si estese anche sull'Isola Sacra situata al di là della fossa Traiana (v. Isola Sacra).

Un'importante fase edilizia si data in età costantiniana, quando le funzioni portuali vengono ufficialmente trasferite da Ostia a Porto; a quest'epoca risale la costruzione delle mura funzionali alla difesa delle attività portuali.

L'imponente sistema di stoccaggio esistente a Porto rimase in piena efficienza fino a ca. la seconda metà del V secolo d.C., quando sopravvenne la crisi; tuttavia la vita della città, divenuta un importante centro della cristianità, si protrasse fino al IX secolo, come attestato dalle fonti storiche e dimostrato dalle indagini archeologiche condotte negli ultimi anni, che testimoniano l'utilizzo del bacino portuale ancora durante l'alto Medioevo e che hanno riportato alla luce resti di un abitato e di una basilica cristiana.

Poco oltre l'ingresso al Porto di Traiano, un sentiero che si diparte dalla Portuense, conduce ai resti del cd. tempio di Portunus. Si tratta di un edificio a pianta circolare di cui è ignota la funzione (è stato variamente interpretato come tempio e come mausoleo) e di cui sono visibili due delle grandi nicchie del piano superiore; il piano inferiore è interrato. La costruzione è databile all'età severiana.

Porto di Claudio

Attualmente interrato, il porto di Claudio fu costruito in un luogo posto ca. 3 km. a nord della foce del Tevere; era costituito da due moli costruiti in mare, due canali con andamento est-ovest, una banchina avente il medesimo orientamento e un canale in senso nord-sud; eccetto i moli, le altre opere furono riutilizzate nella realizzazione del porto di Traiano.

Il porto fu scavato dapprima da R. Lanciani nel 1907, quindi da G. Lugli nel 1934 e infine da V. Scrinari negli anni 1957-1958 (in occasione dei lavori per l'aeroporto di Fiumicino) e negli anni 1984-1987. Oggi sono visibili parte del molo destro sul quale si imposta un edificio, probabilmente di servizio e realizzato in opera listata, e il molo sinistro conservato per una lunghezza di m 500 ca.; tra i due moli era l'imboccatura del bacino portuale, larga ca. 200 m. Sul tratto centrale del molo sinistro, avente uno spessore maggiore rispetto alle altre sezioni, è stato individuato il sito del faro il cui aspetto ci è stato restituito dal "rilievo Torlonia" (una copia del quale è conservata al Museo delle Navi) nel quale si vede una costruzione alta quattro piani e di forma quadrata, a eccezione dell'ultimo piano che era cilindrico. L'ubicazione del faro in questo punto non è certa poiché fonti antiche (Svetonio e Cassio Dione) riferiscono che il faro sorgeva su un'isola.

La limitata conoscenza delle strutture portuali mantiene ancora vivo il dibattito tra gli studiosi riguardo all'orientamento e all'organizzazione dell'impianto che continuò a funzionare anche dopo la costruzione del Porto di Traiano, resosi necessario poiché i canali di collegamento con il Tevere, se da una parte valsero a evitare le frequenti inondazioni della città di Roma, dall'altra contribuirono al rapido interramento del bacino portuale.

Porto di Traiano

Il nuovo impianto portuale, resosi necessario a causa del continuo insabbiamento del porto di Claudio, venne costruito dall'imperatore Traiano tra il 106 e il 112 d.C. ca., in un'area posta a sud-est del porto di Claudio del quale vennero riutilizzati i canali e le strutture più meridionali. Si componeva di un bacino esagonale pervenutoci in ottimo stato di conservazione intorno al quale si disponevano numerosi horrea (alcuni dei quali certamente granari, attualmente visibili solo in minima parte) e di una darsena, oggi interrata, nella quale venivano ormeggiate le imbarcazioni di piccole dimensioni. A sud-ovest di questa, dove si trovava l'ingresso principale al porto, si trova il cd. portico di Claudio. L'attribuzione della costruzione all'epoca di Claudio si basa sull'utilizzo di colonne di travertino non rifinite, secondo il gusto proprio di quest'epoca; tuttavia gli studiosi non escludono la possibilità che il progetto sia da riferire a Traiano. Il portico fu ristrutturato in età severiana, quando venne incluso in un magazzino realizzato in opera laterizia. L'età severiana e successivamente quella costantiniana rappresentano i due momenti di maggiore importanza nella storia dell'insediamento portuale, dopo l'epoca traianea. Alla prima si datano numerosi rifacimenti (si è detto del portico di Claudio) e costruzioni ex novo (quali ad. es. i magazzini severiani), alla seconda si riferiscono lunghi tratti delle mura rinvenuti intorno al bacino; il porto era tuttavia difeso anche da mura interne visibili lungo il lato sud-est del bacino e attraversabili mediante il cd. "Arco di S. Maria" (porta a due fornici).

Il bacino si insabbiò nel corso dell'VIII secolo mentre la Fossa Traiana non fu più navigabile a partire dal XII secolo.

Attualmente il bacino esagonale, visibile dall'area archeologica, non è visitabile poiché ricade all'interno della proprietà Torlonia; la Soprintendenza Archeologica di Ostia, tuttavia, ha già da tempo avviato le pratiche necessarie al fine di restituire all'intera area l'originaria unitarietà.

Gabriella Greco