dal libro "ROMA ARCHEOLOGICA" II ed., ADN Kronos libri - Roma 2005

LA VIA TIBURTINA

La continua espansione urbanistica di Roma in età repubblicana rese necessario lo sviluppo di altre vie di comunicazione, oltre quelle già esistenti provenienti dall'Etruria e dalla Campania verso il guado del Tevere. Tra queste la via Tiburtina, antica strada di collegamento con la città latina di Tibur (Tivoli), da cui prende il nome, fu prolungata, con il nome di Valeria, non più tardi del 286 a.C., dal console Marco Valerio Massimo, fino al territorio degli Equi e dei Marsi e successivamente, attraverso il territorio dei Peligni e dei Vestini, all'Adriatico. 

Proprio per la vicinanza di Tivoli, centro importante anche in età medievale, e per la grande densità, lungo il suo percorso, di insediamenti di ville rustiche e residenziali, nonché per il grande traffico legato ad attività agricole e pastorali e allo sfruttamento di materiale da costruzione come il tufo e il travertino, la via Tiburtina fu una delle strade più frequentate, soprattutto dalla fine dell'età tardo repubblicana e per tutta l'età imperiale. Una conferma di tale frequentazione è data da alcuni tratti particolarmente ampi sia della sede stradale che dei marciapiedi e da ripetuti rifacimenti del lastricato effettuati soprattutto in età imperiale, come documentano anche i miliari del IX miglio rinvenuti a Settecamini che attestano interventi di restauro effettuati a più riprese nel IV secolo. 

La via usciva dalle Mura Serviane per la Porta Esquilina conservata, nel rifacimento augusteo noto come Arco di Gallieno, a ridosso della chiesa di S. Vito; passava quindi sotto l'arco a un solo fornice, in travertino, eretto da Augusto nel 5 a. C. per i condotti delle acque Marcia, Tepula, Iulia e che fu poi utilizzato nella realizzazione della nuova cinta urbana, voluta da Aureliano nel 271 d. C., come parte interna della Porta Tiburtina. 

Dalle fonti antiche sappiamo che entro il I miglio era la tomba di Pallante, liberto di Claudio, e numerosi sono i sepolcri individuati durante l'urbanizzazione del quartiere di S. Lorenzo e la costruzione, nel 1959, dell'Istituto di Medicina Legale della Città Universitaria. 

La via antica fiancheggiava quindi la basilica di S. Lorenzo fuori le mura con le catacombe di S. Ciriaca, nell'ambito del Cimitero del Verano, e, sul lato opposto, quelle di Novaziano e di S. Ippolito, e superava il vallo costituito dal Fosso della Marranella o di Pietralata, affluente di sinistra del fiume Aniene, oggi occupato dalla linea ferroviaria Roma - Milano, con un ponte, di recente individuato durante i lavori per la realizzazione del primo tratto della nuova tangenziale (via dei Monti Tiburtini - via di Portonaccio). Il ponte, databile al IV secolo a.C., era costituito da muri in opera quadrata di tufo grigio (cappellaccio), che si conservano per un'altezza di m 2,15 corrispondenti a sette assise di blocchi, e, in corrispondenza del fosso, da arcate di cui ne sono state viste due: la minore, a tutto sesto di m 1,20 di luce, è in conci che si impostano su muri formati da quattro assise di blocchi; la maggiore, sotto la quale scorreva il fosso, a m 1,25 dalla prima, è ad arco a sesto ribassato con una luce di m 3,10. Poco a valle, a m 2,50, è una struttura a esso coeva, molto probabilmente riferibile a opere idrauliche, di cui però è difficile, al momento, precisare l'esatta funzione. A essa si affianca a est un mausoleo, di cui si conserva il basamento, a pianta rettangolare, databile all'età augustea. 

Un sepolcro in opera quadrata di travertino è visibile all'interno del garage al numero 16 di via P. Ottoboni. Esso fu scoperto nel 1964, insieme ad altre strutture funerarie in opera cementizia, sul lato meridionale della Tiburtina antica, conservata solo in parte, mentre in via P. Ottoboni, recenti scavi, effettuati nel 1992, hanno accertato un tratto lastricato della via antica largo m 7,50 con a sud i resti di una fontana e a nord un ampio piazzale lastricato e, nel 1993, un edificio in opera listata, databile al IV sec.d.C., il cui interno, con fondo absidato, era completamente rivestito in opus sectile. Altri tratti sono stati scoperti in corrispondenza del civico 524, insieme a un mausoleo originariamente rivestito in blocchi di travertino e due stele funerarie databili a età augustea e, ancora più recentemente, in via di Casal Bruciato. 

Tra il III e il IV miglio della strada antica era la villa di Aquilio Regolo, ricordata da Marziale, da identificarsi forse con quella messa in luce tra via Galla Placidia e via dei Cluniacensi nell'ambito del Parco Tiburtino-Collatino. 

I lavori di bonifica agraria agli inizi del 1900 portarono alla distruzione, sull'altura sulla sinistra di via Grotta di Gregna, dove furono costruiti gli edifici rurali della Vaccheria Nardi, di una villa tardo repubblicana - prima età imperiale di cui rimangono parte di una cisterna a pianta rettangolare in opera cementizia a scaglie di basalto, numerosi elementi architettonici e lacerti di un pavimento in mosaico a motivo geometrico. 

Presso il V miglio, la strada antica superava il fiume Aniene con il Ponte Mammolo che, originariamente costituito da due grandi arcate in opera quadrata di tufo e travertino, danneggiato più volte, fu fortificato nel Medioevo e ha consentito il superamento dell'Aniene fino a quando non fu costruito più a valle, sotto il pontificato di Pio IX, un nuovo ponte. 

Lungo le rive del fiume si dispongono le grandi latomie di tufo rosso, i cui complessi più monumentali e suggestivi sono quelli di Cervara e di Salone. 

Il tracciato della via antica, tra il V e il VI miglio, manteneva una direzione nord e dopo aver superato la strada moderna piegava, in corrispondenza di via F. Selmi, a nord-est seguendo il limite settentrionale del Parco Kolbe e successivamente, dall'altezza di via Cannizzaro, in direzione est fino al km 10,300. Dei numerosi sepolcri che la fiancheggiavano non rimane più nulla; nell'urbanizzazione del territorio sono state risparmiate alcune strutture relative a un luogo di sosta, scoperte a più riprese presso via Cannizzaro, il nucleo cementizio di un sepolcro all'interno del ristorante La Torre e un tratto della via antica tra il km 10,300 e via del Casale di S. Basilio. 

Poco oltre il Fosso di Pratolungo un tratto della Tiburtina antica è visibile nell'area della Renault Italia, mentre un diverticolo doveva collegare alla Tiburtina il complesso di via Carciano. 

Dal Fosso di Pratolungo fino a quello del Cavaliere la via antica è visibile in numerosi tratti poco a nord della moderna. Al km 12,600 è un sepolcro del II secolo d.C., mentre all'VII miglio, la Tiburtina antica è fiancheggiata da complessi legati al transito lungo la consolare costituiti da un impianto termale presso il Casale Bonanni, e da altri due luoghi di sosta, uno a nord della via antica presso gli Stabilimenti Cinematografici Titanus e in corrispondenza degli storici casali di Settecamini e del Forno, l'altro a sud, alle spalle della chiesetta di S. Francesco, dove sono visibili i resti di una stazione di posta e di un tratto lastricato della via antica. 

Poco oltre, presso via Casal Bianco sono anche i resti di un mausoleo a pianta rettangolare in opera cementizia a scaglie di selce sul quale si impostò nel Medioevo la "Torre Vergata", raffigurata nella pianta di Eufrosino della Volpaia (1547). 

Particolarmente monumentale è il tratto della via Tiburtina al IX miglio, dove il lastricato è fiancheggiato da alcuni sepolcri di età tardo repubblicana-prima età imperiale e da una taberna, dedicata a Ercole; da qui si staccava in direzione nord il diverticolo per Ficulea

Presso il X miglio della via Tiburtina divergeva da essa l'antica via Cornicolana, visibile sotto la chiesa di Setteville di Guidonia e poco oltre, resti di due mausolei segnano il passaggio del tracciato antico che, dal bivio con la strada di Lunghezza fino a Bagni di Tivoli, è pressochè coincidente con quello moderno. 

Dal km 16,700 è possibile raggiungere la Tenuta del Cavaliere, dove all'estremità sud-occidentale si è scoperto, nel 1995, un complesso termale databile al III-IV secolo d.C. e in corrispondenza del km 17 della Tiburtina, in recenti scavi per la costruzione del nuovo Centro Agroalimentare Romano, una grande villa rustica (Domus Galloniana) a poca distanza dalla Basilica di S. Sinforosa, eretta da S. Simplicio sul luogo dove fu sepolta la santa, martirizzata con i suoi sette figli, sotto l'imperatore Adriano. 

Al km 22,600 è stata scoperta la via antica che attraversa quella moderna e si mantiene a sud di essa fino a Ponte Lucano: un tratto è visibile nello Stabilimento delle Acque Albule, che utilizza le acque ipotermali dei laghetti della Regina e delle Colonnelle, posti a 1700 metri più a nord, presso i quali era la statio ad aquas Albulas con un grande complesso termale, di cui sono visibili alcuni resti. La via antica correva a nord della cava romana di travertino nei pressi della quale è il Casale del Barco, costruito nel Cinquecento quando, per l'edificazione della Basilica di S. Pietro in Vaticano, venne riattivata la cava e furono asportati anche molti dei blocchi dei muri di contenimento che delimitavano la Tiburtina antica. 

Al km 26 la via antica oltrepassava l'Aniene con il Ponte Lucano, che prende il nome da Lucano Plauzio Urgulanio ricordato nell'epigrafe posta sul recinto del grandioso mausoleo circolare appena dopo il ponte, sulla riva sinistra del fiume; lasciando sulla destra la strada che doveva raggiungere la villa dell'imperatore Adriano, la Tiburtina antica saliva a Tivoli lungo via degli Orti, l'antico clivus Tiburtinus, e, superato il cd. Tempio della Tosse, edificio a pianta centrale del IV secolo d.C., passava sotto il terrazzamento artificiale del Santuario di Ercole, uno dei maggiori santuari del Lazio, entrando in città per la Porta Esquilina e uscendone per la Porta Variana a sud dell'acropoli, con il nome di Valeria.

Carmelo Calci